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Triennale Europea dell'Incisione La Triennale Europea dell'Incisione si costituisce nel 1981 per iniziativa di un gruppo di appassionati, di operatori culturali e di artisti, e con il sostegno della Regione Friuli - Venezia Giulia; sua finalità assunta per statuto è quella di diffondere e valorizzare il linguaggio incisorio, creando situazioni e momenti di contatto e di scambio culturale tra i paesi europei. A smentire l'equivoco per cui l'incisione sarebbe un'arte minore, assunto di base della Triennale è l'autonomia piena di questa forma artistica, da cui discende la valorizzazione delle sue componenti manuale e intellettuale testimoniate dagli elevati esiti che la storia dell'arte ci riporta e dalle più recenti sperimentazioni della grafica contemporanea. In questa direzione si spiega la sinergia tra Triennale e Regione Friuli Venezia - Giulia al fine di riscoprire e rilanciare, sia sul piano turistico che culturale, un territorio che per posizione e storia si propone quale privilegiato luogo d'incontro fra vari paesi europei. Grazie anche al generoso sostegno di soci, artisti, studiosi, operatori museali e amministratori pubblici, la Triennale si è distinta con esposizioni periodiche, iniziative didattiche e di studio nel campo dell'incisione, in particolare calcografica. A partire dalla prima edizione che ha voluto spaziare in un panorama artistico internazionale, confrontando l'opera di novantadue artisti, con le seguenti edizioni l'organizzazione ha concentrato l'attenzione su singoli artisti come Marino Marini e Fritz Wotruba, mentre nel 1987, oltre al concorso, che ha visto la partecipazione di ventuno paesi europei, è stata realizzata la mostra omaggio alle incisioni di Emilio Vedova. Dal 1988 la Triennale ha intrapreso un percorso attraverso le opere di maestri del passato, partendo da Georges Rouault (Parigi, 1871-1958) e proseguendo, l'anno successivo con Giuseppe Guerreschi (Milano, 1929 - Saint Laurent du Var, 1985). Il 1991 vede protagonista l'opera grafica di Carlo Carrà (Quargnento, 1881 - Milano, 1966) e, in occasione della prima edizione di Mittelfest, la Triennale Europea dell'Incisione fa il punto sulla grafica contemporanea nell'ambito della nuova Mitteleuropa, attraverso il confronto tra cinque artisti provenienti da Cecoslovacchia, Austria, Italia, Ungheria e Jugoslavia. Walter Gropius e le cinque cartelle stampate presso la scuola del Bauhaus, da lui fondata, costituiscono la collezione più nota e prestigiosa di grafica d'avanguardia europea che è presentata nel 1992. In occasione delle seconda edizione di Mittelfest la mostra Il segno e il sogno presenta sette artisti appartenenti alle sette nazioni partecipanti - Slovenia, Cecoslovacchia, Austria, Polonia, Croazia, Ungheria e Italia -, tutti grafici tra i più rappresentativi del panorama mitteleuropeo contemporaneo. L'edizione seguente ha voluto fare il punto sulla situazione della grafica in Italia, invitando a presentare le loro opere dieci artisti di chiara fama, fra i quali Pietro Dorazio, Walter Valentini e Renzo Vespignani. Le ultime edizioni sono andate nuovamente riallacciandosi alla grande tradizione e ai grandi maestri: Luca Carlevarijs (Udine, 1667 - Venezia, 1730), Albrecht Dürer (1471-1528), nel 1997, quindi le mostre Piranesi ed il suo tempo 1720-1778 e Nel segno di Rembrandt (1606-1669) nel 1999. Alla ricerca di debiti, tributi, rimandi interni alla più notevole storia dell'arte, la mostra dedicata nel 2001 a Francisco Goya (1746-1828) con 218 opere dei quattro cicli - i Capricci, i Disastri della guerra, la Tauromachia, i Proverbi - è il naturale proseguimento di un percorso, inciso nel tempo e nello spazio europei dall'espressione grafica. L'edizione 2002 nel segno di Picasso è insieme il tributo a un maestro dell'arte contemporanea e, tramite lui, ai geni dei secoli precedenti. Chiesa di San Francesco a Udine La chiesa di San Francesco è una delle prime edificate a Udine: la costruzione venne iniziata nel 1260 e, non ancora terminata, fu consacrata sotto il Patriarca Gregorio di Montelongo. Fra il Sei e il Settecento subì ampi rimaneggiamenti secondo i dettami della Controriforma, con l'inserimento di nuovi altari (maggiore e laterali) e la decorazione a fresco del soffitto della navata, che fecero assumere alla chiesa un aspetto barocco. A causa dei bombardamenti subiti dall'edificio durante la seconda guerra mondiale, si rese necessario un intervento di restauro che discutibilmente eliminò tutte le aggiunte rinascimentali e barocche, ridando all'interno l'aspetto originario. La chiesa. con pianta a croce latina, si presenta oggi con mattone a vista, facciata a capanna nella quale campeggia un rosone inserito in un quadrato (1435); all'interno, navata unica articolata in tre cappelle nella zona absidale e caratteristica copertura a carena di nave. L'area attigua alla chiesa è occupata da edifici che almeno dal XIII secolo erano destinati ad ospedali ed alla pubblica assistenza. Il bel campanile a pianta quadrata, nonostante presenti nella loggia campanaria bifore ad archi ogivali, mostra ancora il legame con concezioni romaniche. Le opere d'arte mobile che decoravano la chiesa sono state trasportate altrove; all'interno rimangono soltanto alcuni affreschi che nonostante i recenti restauri non si presentano in buone condizioni. Interessante il Lignum vitae, l'albero della vita, seppure in molte parti lacunoso. Iconograficamente riconducibile allo stesso soggetto di Sesto al Reghena o a quello del refettorio di Santa Croce a Firenze, pare doversi assegnare a maestranze veneziane dell'inizio del Trecento. Il trittico con i Santi Chiara, Ludovico da Tolosa e Paolo è quasi identico a quello della chiesa francescana di Cividale e assegnabile a pittori riminesi. Meritano un cenno a parte le Storie di Sant'Odorico, attribuibili a un maestro locale della fine del XIV secolo, in cui si fonde la componente vitalesca con motivi del gotico internazionale in un insieme di chiaro e gustoso sapore popolare. La chiesa di San Francesco, sconsacrata, è oggi destinata a ospitare esposizioni e notevoli mostre d'arte.
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